Paul Ricoeur

A cura di Laura Sara Agrati

 

Paul Ricoeur è tra i principali esponenti della fenomenologia ermeneutica. Si forma a Rennes e a Parigi dove frequenta il movimento personalista e collabora con E. Mounier e G. Marcel alla rivista ‘Espit’. Dopo il coinvolgimento nella II Guerra mondiale insegna nelle Università della Sorbona, a Nanterre, a Chicago e a Strasburgo.

 

Filosofia della volontà
Nella sua prima produzione Ricoeur dialoga con la fenomenologia di Jaspers e di Husserl ed elabora il progetto di una filosofia della volontà (Il volontario e l’involontario, 1950). Analizzando le strutture esistenziali dell’agire umano – la morale (colpa) e la religione (trascendenza) – egli descrive la condizione dell’uomo come compresa tra la ‘decisione per l’azione’ e il limite dato dal corpo e le stesse regole del contesto socio-culturale. Il progetto prosegue attraverso l’approfondimento della dimensione della fallibilità e della colpa (Finitudine e colpa, 1960) attraverso un metodo di indagine più centrato sull’interpretazione dei simboli della realtà umana, che quindi da fenomenologico si fa ermeneutico.

 

L’ermeneutica: tra ‘desiderio’ e ‘sospetto’
La ‘svolta ermeneutica’ e il confronto serrato con la psicoanalisi freudiana segna una nuova fase del pensiero di Ricoeur in cui viene condotta una profonda analisi sull’io (Della interpretazione. Saggio su Freud, 1965).

Il filosofo focalizza l’attenzione sulla dinamica spesso conflittuale tra il desiderio dell’uomo di vivere (piano esistenziale) e di esprimere (piano semantico) le proprie pulsioni e i propri desideri: tale conflitto ha generato una ‘falsa coscienza’ – una somma di costruzioni psicologiche, fenomeni culturali, norme e idee morali – che travisano il reale desiderio dell’uomo. Per questo – sostiene Ricoeur – bisognerebbe seguire l’insegnamento dei ‘maestri del sospetto’ (Freud, Marx e Nietzsche), che denunciano e smascherano tali mistificazioni, e recuperare il senso del desiderio tramite uno scavo ermeneutico.

 

Strutturalismo: tra ‘testo’ e ‘alterità’
Il confronto con lo strutturalismo e la rilettura in chiave fenomenologica del metodo ermeneutico aprono un’ulteriore stagione di riflessioni nell’opera di Ricoeur (Conflitto delle interpretazioni, 1969). Secondo il filosofo gli strumenti euristici proposti dallo strutturalismo (es. le funzioni linguistiche, l’analisi dei segni ecc.) non terrebbero conto della dimensione storica ed ‘esistenziale’ dei fenomeni culturali; per questo vanno integrati con l’ermeneutica da intendere, tuttavia, né come semplice ‘analisi dei testi’ (cfr. de Saussure) né come pura riflessione ontologica (cfr. Heidegger) ma – sostenuta dall’approccio fenomenologico – come metodo che favorirebbe l’analisi delle forme concrete dell’esperienza umana.

Nell’alveo di questa nuova ed originale teoria ermeneutica, Ricoeur elabora il concetto più esteso di testo.

Il testo scritto, a differenza del parlato, consente di distanziarsi dalle circostanze, dalle intenzioni dell’autore, dal riferimento ad un autore determinato e dal contesto in cui è stato prodotto; in questa maniera rappresenta una ‘totalità autonoma di significato’ da spiegare e, allo stesso tempo, da comprendere.

Secondo il filosofo spiegazione e comprensione non sono due metodi opposti di conoscenza, come per Dilthey, ma momenti necessari di un unico processo interpretativo: il primo è condotto attraverso analisi strutturali e oggettive, il secondo si basa sul confronto che il soggetto stabilisce con la ‘porzione di mondo che il testo contiene’ e che gli consente di ri-comprendersi ed ‘andare oltre sé stesso’ (Dal testo all’azione. Saggi di ermeneutica, 1986).

Ricoeur utilizza il concetto di testo anche per la descrizione di altre traiettorie esistenziali: come il testo, infatti, anche le azioni e la stessa identità dell’uomo possono essere spiegate e comprese.

L’identità, da questa nuova prospettiva (Tempo e racconto, 1983), è riconosciuta nei suoi caratteri di storicità processuale, di ‘narrazione’: lungi dalla soggettività cartesiana, dell’io ‘trasparente a sé stesso’, l’identità ‘narrata’ di Ricoeur si coglie riflessivamente, come scoperta interpretava che ricostruisce i molteplici atti.

In questo l’io scopre la sua relazione costitutiva con l’altro (Il sé come un altro, 1990) che è, al tempo stesso, impossibilitato a coglierlo nella sua totalità ma ne è necessariamente bisognoso. E questo rivela la dialettica della duplice dimensione del sé: come proprietà permanenti nel tempo (idem – di tipo semantico) e come costruzione continua attraverso il tempo (ipse – di tipo pragmatico).

 

Spunti pedagogici
La proposta ermeneutica di Ricoeur ha fornito interessanti spunti sul piano della riflessione teorica e metodologica in ambito pedagogico.

Il concetto di ‘identità narrativa’ e la dimensione ‘propulsiva’ del suo farsi ma anche l’aspetto dell’impegno nell’azione e la relazione/cooperazione con l’alterità hanno consentono di rileggere in chiave personalista la condizione umana nella sua maturazione e crescita etico-sociale (Mollo, 2009).

Il concetto di ‘testo’ e il richiamo all’approccio ‘comprensivo’ dell’ermeneutica hanno fornito una solida base teorica all’approccio autobiografico sia come modalità di indagine che come metodo di formazione (Demetrio, 1999; Cambi, 2002).

 


 

 

BIBLIOGRAFIA

Brezzi R. (2006), Introduzione a Ricoeur, Roma-Bari: Laterza.
Cambi F. (2002). L’autobiografia come metodo formativo. Roma-Bari: Laterza.
Demetrio D. (1999) (a cura di). L’Educatore Auto(bio)grafo. Milano: Unicopli.
Mollo G. (2009). Aspetti pedagogici del pensiero di Paul Ricoeur. Pedagogia e Vita, 5-6, pp. 83-98.
Ricœur P. (1950). Philosophie de la volonté, I. Le volontaire et l’involontaire. Paris: Aubier.
Ricœur P. (1960). Philosophie de la volonté, II. Finitude et culpabilité. Paris: Aubier.
Ricœur P. (1966). De l’interprétation. Essai sur Freud. Paris: Seuil.
Ricœur P. (1969). Le conflit des interprétations. Paris: Seuil.
Ricœur P. (1983). Temps et récit. Tome I. Paris: Seuil.
Ricœur P. (1986). Du texte à l’action. Essais d’herméneutique. Paris: Seuil.
Ricœur P. (1990). Soi-même comme un autre. Paris: Seuil.